non importa dove vuoi andare, l'importante è partire
Dal quotidiano "LA NAZIONE" del 1' Aprile 2008 cronaca di Lucca:
"LA VENDETTA
Agguato di notte all'ex fidanzata
con una spada da Samurai
Per vendicarsi della ex fidanzata l'ha assalita di notte in casa impugnando una spada da Samurai: lei si è salvata per miracolo, grazie anche ai carabinieri. Lui è stato arrestato"
Mmmmhhh... chissà cosa hanno pensato i miei clienti oggi guardando la foto che solitamente tengo appesa nel mio ufficio:
Naturalmente il messaggio minatorio è rivolto ai miei colleghi.
Per chi non lo avesse capito nella foto avevo appena effettuato uno yokomenuchi con una delle mie Katana tagliando una canna d'india. La tecnica purtroppo era ancora approssimativa: osservate la spalla destra molto più bassa, il busto piegato in avanti e la lama troppo inclinata verso il basso... bè, da allora sono un po' migliorato!
Come mai se uno nel fine settimana fa un po' di attività fisica domenica sera è moderatamente stanco, ma lunedì mattina gli ci vogliono le stampelle?
Però è stato molto interessante ed un grande divertimento partecipare allo Stage di Aikido tenuto sabato 12 e domenica 13 gennaio 2008 a Lucca dal Maestro Marino Genovesi, 5° Dan Aikikai.

Siamo o non siamo un bel gruppo?
Naturalmente io sono quello più improponibile di tutti, i piedi all'estrema destra della foto... ero distrutto!!! Ma il mio spirito era leggero come una farfalla.
Sabato e Domenica scorsi ho partecipato ad un seminario di Aikido del Maestro Yoji Fujimoto a Roma. Uno stage interessantissimo, il Maestro è veramento incredibile a vedersi... spesso mi sono sorpreso, mentre spiegava le tecniche, ad ammirarlo a bocca aperta quasi in estasi.
però...
oltre un centinaio di persone a praticare... e solo 4 docce per gli uomini e presumo altrettante per le donne... peccato che che l'80% dei praticanti fossero uomini... 25 minuti per fare la doccia, naturalmente nel frattempo addosso il mio bel keikogi sudato che stava diventanto il ghiacciaio del Plateau Rosà (Vallese svizzero sulle Alpi Pennine appena oltre il confine italo-svizzero) e soprattutto, quando è stato il mio turno per la doccia acqua calda finita, pertanto
cubetti di ghiaccio dalla doccia
Poi, naturalmente, uno dice "bè, sono a Roma, due passi per la città non li vuoi fare?!?"
praticamente il diluvio universale
Con tutta l'acqua che ho preso Jo, Tanto e Bokken (armi da allenamento in legno, rispettivamente bastone, pugnale e spada) hanno messo foglie e radici.
Quando son salito sul treno per tornare a Viareggio dove mi sono seduto c'ho fatto un bozzo!!!
E ora?!?
Che te lo dico a fare?!?
e c'ho pure da andare a lavorare per forza perchè questo è un periodo trooooooooooppo incasinato.
ma quello che mi chiedo io è:
"ma anche ai Samurai gli veniva la febbre e il mal di gola?!?"
Bo?!?
Mancano 36 giorni all'alzabandiera 
Le armi usate dai Samurai erano numerose, ma quella più caratteristica, quella che immediatamente ci ricordiamo è senz’altro il Katana (più precisamente uchigatana).




Quest’arma era il fulcro della loro vita, con essa combattevano al servizio del loro Daimyō (il signore feudale dal quale dipendevano), con essa difendevano il proprio onore e quello della propria famiglia e clan, molto spesso ne determinava la morte per mano di un nemico o per mano propria (con il rituale del Seppuku). Tale era l’importanza e la venerazione dei Samurai nei confronti del Katana che, anche a causa del sempre maggior influsso della filosofia Zen, si giunse infine a credere che l’Anima stessa del Samurai risiedesse nel suo Katana.
Esistono varie leggende riguardo alla creazione del Katana. Si narra che nel XII sec. d.c. il Katana sia stato creato da un fabbro di nome Amakuni il quale, prima di iniziare il suo lavoro, pregò per vari giorni e per varie notti i Kami (spiriti che pervadono gli oggetti e gli esseri viventi) poiché guidassero le sue azioni, ed essi lo accontentarono permettendogli di creare una spada indistruttibile ed affilatissima. Un’altra leggenda vede il Dio del Vento Susanoo combattere contro il drago Yamata-no-Orochi per salvare una giovane fanciulla. Una volta ucciso il drago, Susanoo lo farà a pezzi e troverà in una delle sue code una spada affilatissima ed indistruttibile che donerà a sua sorella Amaterasu, Dea del Sole, e da questa poi passerà al nipote Ninigi diceso sulla Terra per governare il Giappone, quindi sarà lasciata in eredità da Imperatore ad Imperatore. In ogni caso la creazione del Katana era da considerarsi un’opera divina, anzi in seguito il Katana stesso fu considerato un Kami.
Per legge nessuno, se non un Samurai, poteva portare lame superiori ai

Le due spade erano portate alla cintura, il Katana sul fianco sinistro ed il Wakizashi sul ventre.
Grande era l’importanza attribuita al Wakizashi. Se infatti il Samurai, in talune situazioni, poteva allontanarsi dal proprio Katana, mai si sarebbe allontanato dal suo Wakizashi, detto anche “il guardiano dell’onore” poiché molto spesso era con questo, più che con il Katana, che il Samurai eseguiva il rituale del Seppuku. Molto spesso Katana e Wakizashi erano accompagnate dal Tanto, un pugnale dalla lama di circa 15-
Nel 1876 un editto decretò l’estinzione della casta dei Samurai ed impose il divieto di portare in pubblico il Katana. Ciò segnerà la fine della produzione su larga scala di queste armi ma, fortunatamente, il segreto della loro costruzione sopravvivrà, tramandato dal Maestro Spadaio all’allievo, fino a che non troverà nuovo impulso, dapprima con la seconda guerra mondiale, poi nel dopoguerra grazie ad una sempre maggior richiesta da parte dei collezionisti.
Mancano 87 giorni all'alzabandiera 
Finalmente ieri, martedì 2 ottobre 2007, sono riuscito a ricominciare gli allenamenti di Aikido...
mi sa che però ho un po' esagerato...
nessuno ha una sedia a rotelle da prestarmi???
mancano 108 giorni all'alzabandiera
Questo post è dedicato ad una mia amica che ha compreso di aver conosciuto un folle solo quando ha saputo che dormo con un Katana sotto il letto (Bè, veramente me lo porto proprio nel letto... perchè sia più a portata di mano... non si sa mai chi ti può entrare in casa la notte!!!)
Narra la mitologia giapponese che Susanoo, Dio del vento e della tempesta, fu esiliato dal Cielo dagli altri Dei a causa del suo caratteraccio e dei suoi dissidi con la sorella Amaterasu, Dea del Sole. Egli giunse nella provincia di Izumo e trovò due anziani coniugi in lacrime. Essi spiegarono che avevano otto figlie, ma di queste sette erano state uccise e divorate dal drago Yamata-no-Orochi, il terribile mostro con otto teste ed otto code. A breve il drago sarebbe tornato per l’ultima delle otto figlie. Mosso a compassione Susanoo affrontò ed uccise Yamata-no-Orochi e, mentre lo faceva a pezzi, in una delle sue code trovò una spada indistruttibile che chiamò Tsumugari, letteralmente “ben affilata”. Susanoo fece dono di questa spada alla sorella Amaterasu che a sua volta ne fece dono al nipote Ninigi quando egli discese sulla Terra per governare il Giappone. La spada passò poi in eredità da imperatore ad imperatore a suggellare il legame tra gli Imperatori e le Divinità.
La katana, o meglio il Katana, è la tipica spada giapponese a lama curva ed a taglio singolo dalla proverbiale durezza ed affilatura.
La produzione di queste spade inizia in Giappone nel IV sec. d.c. ad opera di artigiani che tenevano gelosamente segreto il procedimento e lo tramandavano soltanto ai loro allievi. Fondamentale era la scelta del materiale, un ferro acciaioso particolarmente ricco di carbonio. La fusione era eseguita in piccole fornaci ed il metallo prodotto raccolto in una ciotola e trasformato in un blocchetto chiamato tamahagane. Il blocchetto era pulito dalle impurità, forgiato, battuto a martello e sagomato a forma di parallelepipedo, questo processo era ripetuto otto volte per eliminare impurità e crepe nella fusione. A sua volta il parallelepipedo era riscaldato e battuto a martello, quindi ripiegato su se stesso. Questo processo di riscaldamento, battitura e ripiegatura veniva ripetuto più volte in modo da ottenere varie stratificazioni che conferiscono al prodotto finale una grande durezza ma anche flessibilità. Ogni artigiano aveva la sua tecnica di ripiegatura, comunque non venivano mai fatte più di 15 piegature, per un totale di circa 30.000 strati. Seguiva poi la forgiatura finale con la quale erano uniti uno dentro l’altro due pezzi d’acciaio così lavorati in modo a formare un’anima interna ed un filo ed un dorso esterni, quindi si dava la forma definitiva alla punta, al filo ed al dorso. Si copriva quindi il metallo con due tipi di impasto d’argilla, uno per il dorso ed un altro per il filo, e si eseguiva la tempra, ossia si riscaldava al calor rosso la spada e la si immergeva in acqua tiepida. Questo procedimento e la diversa composizione delle paste d’argilla facevano sì che il filo diventasse durissimo ed il dorso un po’ più flessibile al fine di essere utilizzato nelle parate, inoltre si formava sul filo una zona più opaca chiamata Hamon, linea di tempra. Tale linea frastagliata è una caratteristica tipica dei Katana, ed anzi ne permette di riconoscere il periodo e l’autore. La spada era infine lucidata ed affilata. Si dice che il filo fosse così tagliente che il collaudo della spada veniva fatto immergendola verticalmente in un corso d’acqua e se l’affilatura era stata correttamente svolta la spada avrebbe potuto tagliare una foglia portata dalla corrente. La lama era pronta per essere fissata alla tsuka (elsa della spada) che era di legno di magnolia rivestito con same (pelle di razza) e da una fettuccia di cotone, seta o pelle intrecciata a rombi. Tra lama e tsuka veniva posta la tsuba (il guardamano), molto spesso finemente lavorata, una vera opera d’arte a sé. A completare il tutto il saya (il fodero), anch’esso di legno di magnolia.
In quanto arma si può forse disapprovare il Katana, bisogna in ogni caso riconoscere che sono oggetti veramente incredibili, manufatti eccezionali con un misterioso fascino, delle vere e proprie opere d’arte.
In un prossimo post parleremo dei vari tipi di spada e del significato mistico che esse ebbero per i Samurai.
Bushido
La Via del Guerriero
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Gi: Onore e Giustizia
Rei: Gentile Cortesia
Yu: Eroico Coraggio
Meiyo: Onore
Jin: Compassione
Makoto: Completa Sincerità
Chu: Dovere e Lealtà
I Samurai sono senz’altro uno dei più conosciuti ed affascinanti aspetti della storia e della cultura giapponese. Essi hanno ispirato racconti, film e fantasie, ma pochi ne conoscono appieno tutti gli aspetti. Oltre che grandi e valorosi guerrieri essi facevano parte della classe colta, erano infatti studiosi e si dedicavano alla poesia, alle arti Zen, allo shodō (l’arte della calligrafia), al cha no yu (cerimonia del the), alla ikebana (detta anche Kadō, cioè "via dei fiori", intendendo cammino di elevazione spirituale secondo i principi dello zen), ecc.
Il termine Samurai deriva dal verbo “saburau” che significa “servire”, visto che il Samurai era un guerriero al servizio di un signore feudale. Più appropriatamente li dovremmo però chiamare Bushi, parola composta da bu = guerriero e shi = signore a sottolineare ancor di più che si trattava di una casta e per giunta nobile. La società giapponese era infatti al tempo divisa in cinque classi, rigidamente ordinate secondo un criterio di dignità decrescente: al livello più alto c’era l’aristocrazia, quindi i guerrieri, poi gli agricoltori, gli artigiani, i mercanti.
Tra i secoli VIII e XVI il Giappone fu sconvolto da continue guerre feudali, in quest’ambiente nasce la figura dei Samurai il quale è un guerriero al servizio di un signore feudale, il Daimyo, che a sua volta dipende da uno Shogun. Ma ciò non era sufficiente per essere un Samurai. Il Samurai doveva infatti sottoporsi ad un rigido codice d’onore di tradizione orale che in seguito fu chiamato Bushido (tradotto letteralmente guerriero signore via, più brevemente “
Cercare di spiegare in poche righe cosa significhi realmente Bushido è follia, anche perchè gli ideali del Bushido sono sempre stati lontani dal modo di ragionare occidentale ed oggi più che mai questa distanza è abissale. Il Bushido non è l’espressione di una mentalità guerrafondaia e non è un tentativo di legittimare la violenza e la morte. Anche se nato in un’epoca di cruente guerre il Bushido risente di influenze buddiste, shintoiste e zen, ed è da intendersi come una filosofia di totale accettazione della vita, ed in questa totale accettazione è compresa anche la morte che è comunque una fase della vita. Il Samurai ama la vita, propria e degli altri, ma poiché è cosciente che tutto ciò che inizia necessariamente finisce, ed è cosciente che per lui che è un guerriero la morte è sempre in agguato, assimila con naturalezza il concetto di morte affinché, quando essa sopraggiunge, non sia colto impreparato e la preoccupazione non possa influire negativamente sulle sue decisioni. Il Samurai ha rispetto per la morte, ma non la teme, se deve scendere in battaglia va senza paure, se deve togliere la vita ad un altro o a se stesso lo fa senza scrupoli.
Sempre secondo i principi del Bushido il Samurai deve nella vita di tutti i giorni dimostrare etica, correttezza, lealtà, giustizia, valore, onore, senso del dovere, autocontrollo, bontà, auto-sacrificio, cortesia, fedeltà, senso della vergogna, raffinatezza, purezza, modestia, frugalità, abnegazione, spirito bellicoso. Come si vede una lista piuttosto lunga e difficile di principi da seguire, ma questo è il cuore del Bushido ed un Samurai non poteva prescindere da questo, non seguirli sarebbe stato un disonore. Particolarmente importanti sono i valori di lealtà e fedeltà e dell’onore. Un Samurai degno di tale nome non avrebbe mai potuto tradire il suo signore e neanche entrare in disaccordo con lui, e non avrebbe mai fatto niente per disonorare se stesso, il suo padrone, la sua famiglia. Per il Samurai la vita ha un grande valore, ma ci sono cose che hanno più valore: lealtà, fedeltà ed onore sopra ogni altra cosa. Andare contro uno di questi principi significherebbe restare disonorati e l’unico modo per fare ammenda è il Seppuku. Anche l’essere sconfitti in battaglia era un disonore, pioché il Samurai non sopporta la vergogna della sconfitta, e l’unica via d’uscita per riguadagnare l’onore perso era la morte provocata dal nemico o il suicidio rituale, il Seppuku.
Il Seppuku, meglio noto in occidente come Harakiri (che potremmo tradurre grossolanamente hara = ventre, kiri = taglio), veniva quindi eseguito in caso di sconfitta in battaglia, quando si disonorava o si rischiava di disonorare se stessi, il proprio signore o la propria famiglia (ad esempio non rispettando i principi base del Bushido) o quando perdurava un dissenso con il proprio signore. Il rituale, molto cruento, prevedeva che il Samurai si trafiggesse all’altezza del ventre con una lama, quindi un altro Samurai avrebbe dato il colpo di grazia tagliando la testa, anche per evitare che chi si sottoponeva a Seppuku potesse urlare dal dolore e perdere così di nuovo l’onore.
Tutto ciò può sembrare atroce ed orribile. Io non voglio assolutamente enfatizzare e lodare il Seppuku, la vita è troppo bella e preziosa. Voglio richiamare la vostra attenzione sui principi che stanno alla base del Bushido: etica, correttezza, lealtà, giustizia, valore, onore, senso del dovere, autocontrollo, bontà, auto-sacrificio, cortesia, fedeltà, senso della vergogna, raffinatezza, purezza, modestia, frugalità, abnegazione, spirito bellicoso. Ancor oggi questi principi dovrebbero essere alla base della nostra vita... è un peccato che sembrino essersi estinti come si sono estinti i Samurai. Pensate come sarebbe un mondo popolato da persone che credono e rispettano questi principi. Ed invece voi ne trovate traccia????
La prossima volta vi parlerò dei Katana, l'anima del Samurai

Avete mai sentito parlare di AIKIDO? Se non ne avete mai sentito parlare avete mai visto un film di Steven Seagal? Si, lo so che come attore e regista è un po’ scadente e che i suoi film non sono filmoni... ad ogni modo l’arte marziale che pratica nei suoi film, ovviamente cinematograficamente adattata, è l’AIKIDO. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, anche in considerazione del suo status di arte marziale, lo scopo principale dell’AIKIDO non è l’autodifesa, bensì la ricerca dell’armonia... armonia spirituale, armonia universale, armonia con UKE, che sarebbe colui che sferra l’attacco. AIKIDO infatti viene tradotto AI = armonia, KI = energia (spirituale, cosmica), DO = Via (si badi bene, con
Naturalmente, nella vita di tutti i giorni, non tutti hanno come scopo l’armonia, ci sono persone che non sanno o non vogliono armonizzarsi con l’universo e con gli altri. La disarmonia di queste persone può portare all’attrito, allo scontro, all’aggressione. Compito dell’AIKIDOKA è ricondurre queste persone sulla strada dell’armonia neutralizzando l’attacco ma cagionando il minimo danno necessario, poiché questo possa servire da lezione agli attaccabrighe. Naturalmente contro quelli che si ostinano a proseguire sulla strada della disarmonia, che sono quindi molto violenti ed aggressivi, l’AIKIDO può essere usato con risultati devastanti provocando fratture ossee o lussazioni o, al peggio, anche la morte.
L’AIKIDO nasce dalla mente di Morihei Ueshiba, che gli AKIDOKA chiamano O SENSEI (grande Maestro), che avendone già da tempo sperimentato le tecniche nel 1942 conia il nome di questa arte marziale, una disciplina che, molto diffusa in Giappone, in Italia sta incontrando sempre più interesse.
Se sono riuscito a stuzzicare anche il vostro interesse collegatevi a http://www.aikikai.it e troverete nel link DOJO l’elenco delle palestre nella vostra regione. Fate un salto nella palestra a voi più vicina, assistete ad una lezione, chissà, potreste rimanere affascinati.